CasaRugbyIl rugby cambia: Innocenti presidente

Il rugby cambia: Innocenti presidente

ROMA _ Marzio Innocenti, 62 anni, livornese, è il nuovo presidente della Federazione Italiana di Rugby: stamani gli è bastata la prima convocazione per passare con il 56% dei 66.406 voti validi, superando Paolo Vaccari (40%) e Alfredo Gavazzi, presidente uscente che ha racimolato appena il 2% delle preferenze. Due candidati, Nino Saccà e Elio De Anna, si erano fatti da parte alla vigilia. Un altro ancora, Giovanni Poggiali, ha deciso all’ultimo di unire le proprie forze a quelle di Innocenti. E il neo eletto lo ha voluto con sé al momento della proclamazione, ringraziandolo pubblicamente: “Oggi Poggiali ha fatto una delle cose più belle ed incredibili che una persona possa fare: si è messo a disposizione per una meta comune: proprio come nel rugby fanno gli uomini di mischia, quando si battono per offrire al mediano  di apertura il pallone della vittoria”. Innocenti nella vita in realtà è stato proprio uno di quelli, un uomo di mischia – terza linea, più volte capitano della Nazionale, 42 presenze in maglia azzurra – che ha preso un sacco di colpi per poter servire il migliore ovale possibile ai compagni. La sua elezione è un momento epocale per il movimento italiano, una vera rivoluzione: ha presentato un programma per cambiare completamente questo sport in Italia – per rinnovarlo – dopo le delusioni degli ultimi 20 anni. Non ha nascosto il momento difficile, la crisi: il rischio che nel giro di pochi anni la Nazionale possa essere esclusa dal Sei Nazioni, le perplessità nel finanziare le due franchigie (Treviso, Zebre) che partecipano al Pro14. “Ma il nostro è comunque un grande rugby, con una tradizione importante: non dobbiamo avere paura nel ricostruire la nostra casa. Questa volta partendo dalle fondamenta, non dal tetto”, aveva detto alla vigilia del voto. Innocenti punta sul rilancio del campionato italiano, sogna un torneo di vertice con poche squadre ma che torni ad appassionare il pubblico, vuole investire sui club di tutta la penisola, rilanciando il Sud, scommettendo sul settore femminile e anche sulla versione olimpica a 7. “Da quattro anni visito tutte le società italiane, lo sanno bene come la penso. E avrò bisogno dell’aiuto di ognuno, per andare in meta. Perché da solo, non posso farcela. Oggi inizia una nuova storia”. 

 E quindi, il rugby italiano ha avuto il coraggio di cambiare, di non farsi incantare da piccoli aiuti sterili, di vivacchiare come stava facendo da troppo tempo: bocciato Vaccari, per anni nel consiglio federale accanto a Gavazzi che all’ultimo lo aveva ripudiato con accuse di personalismi molto pesanti. Per il presidente uscente, che aveva puntato tutto sul ricco bilancio della Federazione e sulla promessa di una terza franchigia a Roma, una sconfitta pesantissima dopo 2 mandati e 8 stagioni in cui i risultati sono stati – purtroppo – disastrosi. 

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