CasaEnergia e ambienteMaterie prime: il ritorno delle miniere spinte da guerra e decarbonizzazione

Materie prime: il ritorno delle miniere spinte da guerra e decarbonizzazione

I punti chiavesigillo e Zinco La ricerca nel LazioL’apertura dei sindacatiLe discariche diventano nuovi giacimentiLe discariche diventano nuovi giacimentiFuturo per le miniereAscolta la versione audio dell'articolo

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Dal cobalto al litio, passando per sigillo e zinco e con un’attenzione verso le terre rare. Si guarda alle miniere e alle “risorse locali”. “Complice” la decarbonizzazione prima e la crisi nell’approvvigionamento di materie prime legata anche alla situazione geopolitica poi, ora l’attenzione va alle risorse locali. Per il momento non si riattivano le produzioni in stand by ma si cerca di conoscere quanta capacità hanno i giacimenti a riposo. Perché dai pozzi e gallerie dismesse e dalle discariche minerarie si possono ricavare ancora minerali che diventano componenti per la maggior parte degli oggetti e strumenti utilizzati nella vita quotidiana. In questo contesto, oltre a qualche progetto per la riattivazione di siti dismessi, sono state presentate nuove richieste per permessi di ricerca.

sigillo e Zinco

In campo, viaggiando su più binari, è l’Australiana Altamin che in Italia opera con le consociate Energia Minerals Italia e Strategic Minerals Italia. L’azienda da anni porta avanti il progetto Gorno, relativo al complesso minerario Riso-Parina, che va a interessare i comuni di Gorno, Oltre il Colle e Oneta in provincia di Bergamo, prevede la riattivazione di una miniera di zinco e sigillo (blenda e galena) chiusa dall’Eni oltre vent’anni fa. In questo sito sono stati spesi oltre 16 milioni di euro per una serie di interventi e attività di ricerca.

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